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Campo Papà 2017: cosa ci aspetta? L'esperienza di Giuseppe Elia in Trentino

  • 4 apr 2017
  • Tempo di lettura: 5 min

PADRI E FIGLI IN NATURA, L'esperienza di Giuseppe Elia

Nel 2013 iniziai a scrivere il progetto “Padri e figli in tenda”, progetto nato da una mia esperienza personale, che mi ha fatto comprendere meglio cosa significa non riuscire ad avere una relazione profonda con i propri figli…

Nel 2012 ho due figli: Davide aveva 32 mesi ed Emanuele 14, mia moglie parte per una sua vacanza di 13 giorni …. Io, felicissimo, mi prendo ferie dal lavoro per dedicarmi interamente a loro: abbiamo 13 giorni tutti per noi e penso ad un programma adeguato per divertirci insieme…

Le reazioni delle donne.

Ma sei veramente da solo con i figli? Ma cucini tu? Ma sei sicuro di farcela?

…quello che percepivo da tutti questi dialoghi era di essere un folle che non ha mai camminato in montagna e decide di arrivare sulla cima del K2 da un giorno all’altro …. Eppure avevo già due figli, ma per le donne ero un uomo non proprio capace di gestire questa situazione, avevo bisogno di un sostegno femminile.

La mia reazione.

Sempre più felice della mia scelta modifico il mio programma per limitare al massimo l’incontro con mamme, amiche, parenti di sesso femminile ecc…

E’ vero è stata proprio dura gestire per 13 giorni 24 ore su 24 i miei figli, ma ci siamo divertiti un mondo e loro mi hanno riempito di coccole.

Ma la cosa più grande è stata che durante e dopo questa esperienza vedevo e vivevo la stessa quotidianità familiare con occhi diversi: io ero cambiato tantissimo, mi sentivo e tuttora mi sento molto più papà, marito e uomo. Veramente avevo scalato una montagna ed è stata un’avventura incredibile!

Dopo i 13 giorni la reazione delle donne

Tutte erano stupite, quasi sconvolte nel constatare che io ero ancora vivo e che non avevo chiesto aiuto a nessuno. Tantissimi furono gli elogi che ricevetti …

Ma nonostante tutto sia andato bene, essendo io uomo, sembrava che le donne dovessero per forza trovare una motivazione a questa anomalia: “ma tu sei diverso!” … “sei più avanti di mio marito” … “figuriamoci lui se solo per 24 ore facesse questo” …” Certo tu sei educatore …solo per questo motivo ci sei riuscito” …

Con il tempo ho capito quanto sia stato importante per me vivere quell’esperienza e come noi papà molte volte non viviamo in pieno il nostro ruolo con i figli … da qui in poi ho cominciato a scrivere il progetto.

“Padri e figli in tenda”

Attività dedicata esclusivamente ai papà e ai loro figli… e ovviamente mi telefonavano le mamme per chiedermi informazioni!

Padri e figli in tenda è un’occasione per i papà e i figli di stare insieme per 3 giorni In queste 3 giornate succedono tantissime cose.

Le cose facili

Montare la tenda

Fare legna

Fare il fuoco

Preparare la tavola per mangiare

Confrontarsi con altri papà

Le cose meno facili

Giocare con i figli

Accettare che i figli usino strumenti del bosco

Confrontarsi con i figli

Gestire i capricci e i pianti dei figli

Dare ai propri bambini l’affetto che loro chiedono in svariati modi

Le cose difficili

Evitare di telefonare alla moglie / compagna

Evitare che la moglie / compagna telefoni durane il campo

Il contesto

Padri e figli/e in tenda, organizzato dall’Associazione La Vispa Teresa, Cooperativa OfficineVispa è sostenuto dalla Provincia Autonoma di Bolzano – Agenzia per la famiglia. L’attività si svolge in una località di montagna per far sì che i partecipanti si ritrovino immersi nella natura, lontani dalla routine giornaliera, per favorire e facilitare un cambio di prospettiva, il nascere di nuove idee, uno spirito d’avventura e il rapporto tra padre e figlio.

Metodologia

Spesso, nella quotidianità in cui viviamo, l’esperienza rimane passiva: si sta davanti alla televisione, si naviga in internet, comunichiamo utilizzando whatsApp o altri programmi simili, vivendo una vita comoda ma molto virtuale. Stiamo diventando sempre di più spugne che accumulano informazioni senza nemmeno elaborarle criticamente o semplicemente scegliere quali immagazzinare. Al giorno d’oggi, visti i repentini cambiamenti della società, siamo spinti ad imparare ad apprendere dall’esperienza velocemente perché è una delle capacità che ci vengono più richieste. Per adeguarsi al meglio ai tempi bisogna quindi saper sfruttare sempre di più ogni occasione della vita (non solo quelle professionali) e farla diventare una potenziale palestra di sviluppo e crescita, quindi saper sfruttare le esperienze vivendole con criticità e personalità anziché passivamente.

Vivere tre giorni con i propri figli lontani dal caos e dai ritmi cittadini consente invece di affrontare e scoprire i propri limiti, i talenti, le paure, la sensibilità di “osservare” i sapori, i colori, gli odori della natura, acquisire autonomia e fiducia in sé stessi, diventando i protagonisti dell’esperienza. A tal proposito si parla di apprendimento esperienziale inteso come quel processo che, attraverso il susseguirsi di movimenti e fatti (ovvero azioni ed eventi) vissuti dal singolo e ad una successiva fase di riflessione rispetto a quanto esperito (facendo una vera e propria pausa), porta ad un graduale cambiamento del proprio modo di porsi, di essere e di agire. Molti condividono il detto “l’esperienza insegna”, tuttavia è un detto popolare veritiero solo in parte, poiché possiamo imparare dall’esperienza che facciamo solo se la elaboriamo. L’apprendimento è la componente primaria che porta a un possibile cambiamento, questo significa che non c’è cambiamento, se nulla è stato appreso.

Scritto il progetto in tutte le sue parti viene presentato all’ufficio Agenzia per la famiglia della Provincia Autonoma di Bolzano, che è entusiasta dell’idea finanziandolo economicamente…posso iniziare a realizzarlo.

Sembra tutto vada per il meglio ma dopo aver pubblicizzato l’evento inizia una nuova fase: su 22 contatti per chiedere informazioni 18 sono mamme … ma il titolo del progetto è “Padri e figli in tenda”.

Le domande più frequenti sono queste:

dove fate il campo?

In caso di pioggia cosa fate?

Chi cucina?

Nel primo progetto i papà avrebbero dovuto cucinare per se e per i figli coinvolgendoli… ma questo passaggio ha fatto saltare tutte le possibilità di partecipazione al campo: inizia la crisi, i papà non si iscrivono perché le mogli/compagne sanno che devono cucinare per i propri figli su un fornelletto da campeggio. Una di queste 18 mamme convinta che il marito non sarebbe mai stato in grado di cucinare per il figlio e non fidandosi a mandarlo per tre giorni in tenda da solo, si è lamentata con me per le difficoltà e per gli “ostacoli insormontabili” che questa attività presentava. Dopo aver raccolto tutte queste resistenze e paure decido di ascoltare queste richieste: al campo ci sarà una grande tettoia e una struttura con docce e bagni, inoltre avremo due cuochi – rigorosamente maschi.

Con queste modifiche iniziano ad arrivare le prime iscrizioni e al primo anno superiamo di poco il numero minimo d’iscritti per partire con il campo. Il secondo anno abbiamo la lista d’attesa!

Con il terzo anno pensiamo di fare due turni per dare a più papà la possibilità di partecipare. Dopo due anni di esperienza è un percorso bellissimo posso dire che scrivere e realizzare questo progetto con l’aiuto della mia collega Rachele, unica donna presente al campo, mi rende molto felice e non solo per il successo che ha avuto ma per i risultati emersi durante il campo…

I papà indifferentemente dal proprio percorso personale, vivono un’esperienza nuova che li accompagna verso un cambiamento relazionale con i figli. La cosa più bella è che non insegniamo proprio nulla ai papà, anzi li trattiamo come i veri esperti della situazione, perché siamo convinti che dentro hanno un potenziale enorme, basta solo tirarlo fuori.

Giuseppe Elia Per leggere l'articolo integrale: http://www.vispateresa.net/2016/01/padri-e-figli/


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